sabato 17 marzo 2012

LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE

Fino al 10.VI.2012
LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE
Il mito nell’arte dall’antichità a Canova
Roma, Museo di Castel Sant’Angelo

L’eternità del mito apuleiano in una vorticosa fusione di letteratura, simbolo, arte, filosofia, archeologia

La favola di Amore e Psiche torna a rivivere grazie all’ideazione di una mostra nata dall’unione di forze provenienti da settori disciplinari trasversali. Studiosi di letteratura antica, archeologi e storici dell’arte hanno realizzato un evento dalla portata culturale destinata a lasciare un segno profondo, dando vita ad un incontro felice in quanto fruttuoso e ricco di spunti di riflessione.
Come molti sanno, il mito di Amore e Psiche nacque dalla creazione di Apuleio, scrittore geniale vissuto durante il II secolo. La bella fabella costituisce un’ampia inserzione narrativa all’interno della ben più estesa cornice, la narrazione della maggiore opera apuleiana, l’Asinus aureus, un vero e proprio romanzo ante litteram.

Significativa e altamente simbolica è la collocazione di questa mostra all’interno di Castel Sant’Angelo, che fu in origine il mausoleo di Adriano, sotto il cui impero nacque il cives romanus africanus Apuleio. Adriano, amante dell’arte e poeta egli stesso (memorabili sono le sue tracce poetiche: Animula vagula blandula, / hospes comesque corporis […]), avrebbe senz’altro gradito che all’interno della sua dimora extraterrena continuasse a vivere lo spirito del suo tempo attraverso la riproposizione di un mito inestricabilmente legato al concetto di anima, sul quale era solito riflettere (ψυχή, del resto, in greco significa ‘anima’).
L’opera è dunque frutto del genio di un uomo pienamente romanizzato, benché si possa certo riconoscere un fruttuoso e vivo retroterra orientale, permeante nella scrittura dell’intero romanzo così come nella favola, tramite l’immissione di contenuti legati ai culti esotici quale quello di Iside.

L’ideazione della mostra nasce in concomitanza con il compimento dei lavori di restauro del fregio di Perin del Vaga raffigurante proprio la favola dei due amanti presso una delle sale di Castel Sant’Angelo. La realizzazione di tale decorazione fu voluta da Paolo III, e rientra nel piano di ristrutturazione del Castello, avviata nel 1542.
Il Cinquecento, del resto, è il secolo che assistette alla rinascita della fortuna del mito, le cui radici, come si è detto, affondano nel II secolo d. C..

Dall’invenzione letteraria alle prime trasposizioni artistiche il passo fu breve. Infatti, volendo seguire con ordine il percorso della mostra, nella prima sala sono ospitate terracotte, gruppi marmorei, gemme e cammei, nonché frammenti di sarcofagi, tutti risalenti ai primissimi secoli dopo la nascita di Cristo. Ma sono altresì presenti tracce di un passato ancor più remoto, come gli oggetti del periodo egizio, che riconducono alla fonte del mito, ovvero a tutto quel sostrato di simboli, immagini e culture da cui Apuleio aveva tratto ispirazione.
L’iconografia ha subito un rapido assestamento, le varianti sono minime: Psiche è talora alata (le ali sono quelle della farfalla, ulteriore significato del termine greco ψυχή), talatra priva di ali; Amore è molto più spesso alato. Il mito fu presto assorbito dalla sfera nuziale (Amore e Psiche convolarono a fauste nozze), come risulta chiaro dalla presenza di oggetti come cammei appartenenti a donne sposate; in altri casi il mito è stato legato alla morte, visto che spesso tali oggetti si ritrovano all’interno di sarcofagi. Del resto, nella favola, un oracolo prospetta il matrimonio dei due come un atto di morte, poiché le nozze segnano la morte della persona che si è stata in precedenza.

La seconda sezione, sviluppata in due sale, offre la possibilità di venire a contatto con il periodo in cui il mito rifiorì, dopo periodi di alterna fortuna: il Rinascimento.
L’esposizione di due stampe relative agli adattamenti dell’originale apuleiano che ne fecero Niccolò da Correggio e Matteo Maria Boiardo e un’edizione cinquecentesca modenese dell’Asino d’oro è la concreta testimonianza della rinata fortuna editoriale di Apuleio, dovuta alla riscoperta di Boccaccio, che ne eseguì una copia negli anni ’30 del XIV secolo. Com’è chiaro, la fortuna del testo apuleiano visse un momento di splendore in ambito estense. Ed è dalla stessa area che provennero artisti come Pellegrino Munari (detto Pellegrino da Modena), autore di un Giove e Cupido.

Le opere pittoriche proposte all’interno del suddetto spazio rinviano citazionalmente al capostipite raffaelliano, vale a dire la splendida rappresentazione eseguita dal grande urbinate per Agostino Chigi presso la Loggia della Villa Farnesina, conosciuta come Loggia di Amore e Psiche.
Proprio della Loggia della Farnesina, al termine del percorso della mostra, è possibile assistere ad una rappresentazione in 3D, proiettata su un maxischermo a luce pulsata, che è stata realizzata dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).
Gli affreschi raffaelliani aprirono dunque la strada ad una nuova rivisitazione del mito, questa volta in chiave pittorica, e non solo, se si prendono in considerazione le incisioni del Maestro del Dado e di Agostino Veneziano. Queste ultime furono visibilmente forgiate sul modello iconografico fornito dall’antichità e dall’opera raffaelliana. Tra i capolavori di questa sezione si annovera la Psiche abbandonata da Amore di Joseph Heintz detto il Vecchio.

Le opere esposte nella terza sezione si concentrano sull’aspetto misterioso della favola, di cui la scena della lampada rappresenta uno dei momenti più alti in tal senso. Ben ben quattro tele (tra le quali spicca quella di Jacopo Zucchi) manifestano l’attenzione dei pittori secenteschi verso il momento di svolta della favola, ovvero quello in cui Psiche, spinta dalle sorelle, è sul punto di scoprire la vera identità di Cupido illuminandone il volto con una lampada ad olio durante uno degli incontri notturni avuti con il daimon, che non si era mai mostrato alla sua giovane amante.

La rivitalizzazione del mito effettuata dal Romanticismo e dal Neoclassicismo è messa in rilievo all’interno della quarta ed ultima sezione. A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento la fortuna del mito apuleiano ebbe un nuovo picco, con l’accentuazione di alcuni motivi della favola congeniali al coevo movimento culturale del Romanticismo, quali il sonno, l’estasi, la perdita dei sensi, evinti dallo sviluppo della vicenda, ovvero nel momento in cui Psiche, mossa da grande curiositas – la stessa che l’aveva indotta a scoprire il vero volto di Cupido («[…] insatiabili animo Psyche, satis et curiosa […]»– apre l’ampolla consegnatale da Venere, nella quale non era stata riposta parte della bellezza della Dea, bensì degli effluvi soporiferi.

A fare da padrone nella penultima sala è un gesso canoviano di suprema bellezza: si tratta del gruppo di Amore e Psiche stanchi, amanti ormai rappresentati con le fattezze di adulti, colti nell’intimo e delicato gesto di giocare con una farfalla. Il sofisticato gioco di rimandi alla sfera semantica dell’anima-farfalla, com’è chiaro, perdura in qualità di spunto vivo e vivificante durante lo scorrere dei secoli.
Sono esposte anche una piccola terracotta di Canova, bozzetto originale in scala ridotta del più noto gruppo del bacio, e la rappresentazione scultorea che ne fece Thorvaldsen, nel suo Cupido rianima Psiche.
Le sculture con le quali si chiude il cerchio del percorso (che si era aperto con le sculture dell’antichità), ci consegnano dunque, in linea con le scelte effettuate dai pittori romantici, una Psiche pensosa, abbandonata, svenuta.

La mostra è stata interamente realizzata dalle sovrintendenze al polo museale e ai beni culturali di Roma Capitale. La cura della stessa è stata affidata al direttore del Museo di Castel Sant’Angelo, Maria Grazia Bernardini, la quale è stata coadiuvata, per la sezione archeologica, dal curatore archeologo dei Musei Capitolini, Marina Mattei. Quest’ultima, alla fine del suo intervento durante la conferenza stampa di presentazione, ha auspicato che questa mostra possa trasmettere tre messaggi fondamentali: che la cultura sancisca l’unione e il dialogo, che quest’iniziativa sia di invito ad un più sano antimaterialismo e infine che l’arte e questa mostra nello specifico possano essere foriere di purificazione e di sviluppo. Con queste parole la dottoressa Mattei ha voluto alludere significativamente alla duplice sfera semantica nel cui terreno affonda le radici il nome stesso di Psiche, che è anima, perennemente bisognosa di purificazione, e farfalla, il cui ciclo vitale è incessantemente ribadito e riformulato.

vincenza accardi
mostra visitata in anteprima il 15 marzo


dal 16 marzo al 10 giugno 2012
LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE
Il mito nell’arte dall’antichità a Canova
a cura di Maria Grazia Bernardini e Marina Mattei
Museo di Castel Sant’Angelo
Lungotevere Castello, 50 – 00193 Roma
Orario: tutti i giorni 9-19, lunedì chiuso (la biglietteria chiude alle 18,30). Pasqua, 25 aprile, 1°maggio e 2 giugno aperto. Lunedì 9 aprile (Pasquetta) aperto e martedì 10 aprile chiuso.
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7,50
Catalogo: «L’Erma» di Bretschneider
Info: tel. +39 0632810 – 6819111;

Cercando Gesù. In un mondo sempre più confuso siamo ancora capaci di amore?

Lunedì 19 marzo ore 18 nella Sala Squarzina del Teatro Argentina

Presentazione del libro di
Vincenzo Paglia e Franco Scaglia

Cercando Gesù
In un mondo sempre più confuso siamo ancora capaci di amore?
(ed. Piemme)

Intervengono
Ferruccio De Bortoli, Corrado Passera,
Luciano Violante, S.R. Rino Fisichella
conduce
Monica Maggioni

Lunedì 19 marzo alle ore 18 presso la Sala Squarzina del Teatro Argentina si terrà la presentazione del libro di monsignor Vincenzo Paglia e Franco Scaglia, “Cercando Gesù. In un mondo sempre più confuso siamo ancora capaci di amore?”. Intervengono Ferruccio De Bortoli, Corrado Passera, Luciano Violante, Rino Fisichella. Conduce Monica Maggioni.

Dopo il successo de In cerca dell’anima, con una straordinaria accoglienza da parte di pubblico, critica e stampa, monsignor Vincenzo Paglia e Franco Scaglia tornano a dialogare insieme riflettendo su quanto rimane oggi degli insegnamenti di Gesù, della sua indignazione, della sua carità, del suo sacrificio, e della possibilità di un nuovo patto tra quest’ultimo e l’uomo.

Interrogatisi nel precedente lavoro su un’Italia che ha smarrito se stessa e sul ruolo e la responsabilità in proposito di Chiesa e religione, oltre che su possibili rimedi a un’inerzia fisica e morale totale, vero male del paese, il vescovo di Terni e lo scrittore Franco Scaglia immaginano ora un dialogo con il figlio di Dio che avvenga fisicamente nei luoghi della Passione. A Gerusalemme, appunto. Il loro percorso, rispettoso e commosso nel calpestare i siti in cui predicò, vuol essere un vero pellegrinaggio alla ricerca di un sogno, quello di Gesù.


Vincenzo Paglia
Nato in provincia di Frosinone, è laureato in Teologia, Filosofia e Pedagogia. Nel 2000 è stato ordinato vescovo di Terni; è anche presidente della Conferenza Episcopale Umbra e della Federazione Biblica Cattolica. Legato alla Comunità di Sant'Egidio, per il suo impegno per la pace ha ricevuto il premio Gandhi dall’Unesco e il premio Madre Teresa. Giornalista e scrittore, è autore di una vasta produzione di libri di carattere religioso e sociale.
Franco Scaglia
Nato a Camogli, è autore di commedie, saggi e romanzi. Con Piemme ha pubblicato tre romanzi: Il custode dell’acqua, con cui si è aggiudicato il SuperCampiello, Il gabbiano di sale e L’oro di Mosè, vincitore del Premio Internazionale di Letteratura Religiosa, e un saggio-reportage, Il viaggio di Gesù. Insieme a monsignor Vincenzo Paglia ha scritto In cerca dell'anima. Dialogo su un’Italia che ha smarrito se stessa, un libro tra fede e attualità che ha riscosso grande successo e ha vinto il premio Hemingway. Vive e lavora a Roma.

UBU ROI

Al Teatro India debutta

UBU ROI di Alfred Jarry
un classico del teatro mondiale nella rilettura di Roberto Latini
anche attore con Sebastian Barbalan, Lorenzo Berti, Fabiana Gabanini,
Ciro Masella, Savino Paparella, Simone Perinelli, Marco Jackson Vergani

in scena dal 21 al 25 marzo


Mercoledì 21 marzo alle 21.00 al Teatro India Roberto Latini porta in scena UBU ROI di Alfred Jarry, un divertissement letterario che ha per obiettivo la dissacrazione dei moduli teatrali tradizionali in cui l’autore si sottrae alle unità aristoteliche di tempo, di luogo e d'azione. Prodotto da Teatro Metastasio Stabile della Toscana / Fortebraccio Teatro, UBU ROI è un gioco scolastico che diventa spettacolo per marionette ed occasione scenica per riflessioni sulla natura dell'arte teatrale.


Datato 1896, il testo ruota intorno a Padre Ubu, «capitano dei dragoni, officiale di fiducia di re Venceslao, decorato con l'ordine dell'aquila rossa di Polonia, ex re d'Aragona, conte di Sandomir», e della Madre Ubu. Ubu, esempio di grossolanità, trivialità, incontinenza, dall'aspetto orribile e dall'assoluta incapacità di riflessione o d'introspezione psicologica non ha nulla del principe machiavellico forte e astuto, ma è guidato nell'esercizio del suo potere dagli istinti più bassi. Come tutti i personaggi di Jarry, caso unico nella letteratura francese, Ubu è una caricatura dell'eroe classico, l'opposto, fisicamente e spiritualmente, degli eroi della tradizione romantica o dei drammi borghesi di Dumas figlio; non può nemmeno essere imparentato ai "vinti" del teatro naturalista, e neanche essere inserito nelle ambientazioni visionarie del surrealismo. Il Padre Ubu uccide il re Venceslao e s'impadronisce così del trono; poi uccide i nobili e tutti coloro che l'avevano appoggiato. Ma il Padre Ubu deve diffidare del figlio di Venceslao, il principe Bougrelao, che inavvertitamente ha risparmiato e che spera di riconquistare il trono di suo padre.


“Con Jarry inizia il Teatro contemporaneo - commenta Roberto Latini - Gli Ubu sono un’alterazione e una capacità insieme. Dalla loro comparsa sulla scena si può stabilire un punto di non ritorno. Jarry è riuscito a ricondurci al Teatro, proponendo delle figure e una modalità di relazione tra testo e scena assolutamente contemporanei, una nuova convenzione dentro l’assolutezza che soltanto i classici riescono a determinare. Ubu apre la strada al Teatro del Novecento. Sono sempre stato convinto che quanto proposto dalla scena difficilmente riesca a stare al passo con i cambiamenti che avvengono in platea. Voglio dire che la velocità di trasformazione, di evoluzione, del pubblico, i gradi, come conquista, della comunicazione e ogni altra relazione che si stabilisce tra lo spettacolo e il pubblico, sono più in avanti di quanto lo spettacolo riesca a proporre. Jarry è riuscito invece a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell’incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile. La patafisica, o scienza delle soluzioni immaginarie, è una parola che da sola può essere sinonimo di Teatro.”

Le musiche sono di Gianluca Misiti, la scena è di Luca Baldini, mentre i costumi di Marion D'Amburgo e le luci di Max Mugnai.

TEATRO INDIA
21 | 25 marzo 2012
Ufficio promozione Teatro di Roma: tel. 06.684.000.346
Biglietteria Teatro Argentina: tel. 06.684.000.311 (ore 10-14;15-19 lunedì riposo) Teatro India, Lungotevere V. Gassman, Roma – Apertura botteghino ore 17-21 nei giorni di spettacolo- tel. 06.684000311
Biglietto: € 18 e ridotto € 14.
Orari: tutte le sere ore 21 - domenica ore 18 –

Musicare I Masnadieri

Al Teatro Argentina lunedì 19 marzo alle ore 21
Musicare I Masnadieri
una serata in musica con Gabriele Lavia e Franco Mussida

ingresso libero

Lunedì 19 marzo alle ore 21.00 Gabriele Lavia e Franco Mussida invitano il pubblico al Teatro Argentina per una serata in musica dal titolo Musicare I Masnadieri, un piacevole momento di incontro tra il regista e il compositore che permetterà di tracciare e rivisitare il percorso della creazione delle musiche del nuovo allestimento de I masnadieri di Friedrich Schiller (in scena fino al 1 aprile al Teatro Argentina). Attraverso il dialogo con Gabriele Lavia, Franco Mussida ci illustra come la musica ha vestito i vari personaggi, come sono nate le canzoni e come la collaborazione con un grande regista abbia suggerito a un musicista attento e sensibile una particolare ricerca sui testi e sugli strumenti, recuperando linguaggi e sonorità della nostra storia passata per sposarli alla modernità del testo di Schiller esaltata da Lavia in questa edizione.
Una serata per regalarci una conoscenza più profonda di un lavoro creativo fatto di voci, di parole e canto, di strumenti e spunti di riflessione.


«Alcuni dei temi che ho composto sono venuti fuori da sensazioni che mi arrivavano direttamente dalla voce recitante di Lavia – commenta Mussida – che mi faceva vivere intere parti del testo: lui recitava, impersonava i diversi personaggi, io ascoltavo e immaginavo musicalmente. Lavia mi faceva entrare in situazioni, atmosfere, azioni che sul momento hanno trovato un nuovo, diverso linguaggio: quello delle mie emozioni diventate suono attraverso lo strumento della mia chitarra [...] Ho puntato sulle sonorità senza tempo della chitarra, dalle più arcaiche e popolari alle più moderne e inquietanti, spesso suonate in tanti modi inusuali. Altra scelta sono state le percussioni, utilizzate per dare l'idea della tribù, dell'insieme, del selvaggio, della naturalità popolare [...] Uno dei lati interessanti del comporre musica per il teatro è il confronto col regista, specie se la regia l'ha in mano un gigante come Lavia a cui interessa molto che la musica in scena lavori in sinergia con le intenzioni più nascoste del testo. [...] Dovendo dare un'immagine del lavoro che ho svolto, si può dire che è come se avessi fornito a Lavia un'ampia tavolozza colori, di emozioni, sentimenti, sensazioni in forma di suono. I diversi temi sono stati da me immaginati come caratteri, ovvero come colori, il corrispettivo sonoro interiore dei diversi personaggi. I modi con cui sono stati suonati, le sonorità, i ritmi lenti e agitati, sono invece il quadro sonoro delle loro tante diverse sfumature di intenzione, di emozione, i loro sentimenti privati».

Franco Mussida, musicista e compositore, ha oltre cinquanta anni di esperienza in diversi settori artistici: concertistico, formazione, ricerca sulla comunicazione musicale. La sua abilità di spaziare in ambiti diversi, compreso quello del disagio giovanile, e la sua lunga carriera concertistica l'hanno reso una figura del tutto particolare nel panorama internazionale. Il suo strumento è la chitarra. Primo tour europeo a 14 anni con un gruppo di giovani talenti. Nel 1964 fonda, con Franz Di Cioccio, il gruppo "I Quelli" e nel 1970 la band più apprezzata e amata del Prog Italiano: la PFM (Premiata Forneria Marconi). Nel 1978 cura la direzione artistica del progetto "PFM De André" e arrangia le nuove versioni dei brani "Il Pescatore" "Bocca di Rosa" "Marinella" e altri. La sua chitarra è presente nei più importanti dischi dei grandi cantautori italiani: da Battisti, a Paolo Conte passando per Guccini. Negli anni ‘80 si dedica a studi di filosofia, antroposofia e pedagogia, occupandosi di comunicazione musicale non verbale e sperimentazione didattica, e collabora con diverse università italiane. Nel 1984 è tra i fondatori del Centro Professione Musica di Milano tuttora scuola di formazione. Crea il primo laboratorio di Musica nel carcere di S. Vittore a Milano (1987/1994) e collabora con la Comunità (Exodus). Nel '93 pubblica Racconti della Tenda Rossa e nel '96 Accordo. Nel '98 compone la Sinfonia Popolare per 1000 Chitarre (ne dirigerà sette edizioni). Prima dei Masnadieri di Schiller, Mussida ha scritto le musiche di Scene di un matrimonio di Ingmar Bergman, per la regia di Alessandro D'Alatri. È in uscita un suo progetto che porta la Musica nelle gallerie d'arte.

INCONTRI DI FOTOGRAFIA #2 PAOLO VENTURA










INCONTRI DI FOTOGRAFIA #2
PAOLO VENTURA
martedì 20 marzo 2012 ore 18.00

via Nizza 138, Roma
INGRESSO LIBERO

Martedì 20 marzo 2012 alle ore 18.00 il MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma presenta il secondo appuntamento di Incontri di Fotografia, a cura di Marco Delogu. Protagonista dell’incontro il fotografo di fama internazionale Paolo Ventura, che illustrerà il suo lavoro degli ultimi anni, dedicato al tema del complesso rapporto tra realtà e finzione.
Paolo Ventura è anche disegnatore, sceneggiatore e costumista: nei suoi lavori ricostruisce nei minimi dettagli set che raffigurano luoghi imprecisati, terre dove i sogni sembrano diventare visibili, tangibili, quasi reali. Ogni fotografia è una piccola e perfetta messa in scena.
Quello che io fotografo non esiste, ma cerco di farlo sembrare vero il più possibile, voglio che chi guarda le mie immagini pensi di esserci stato in quel luogo oppure di esserci voluto stare, anche se lo spettatore è cosciente che le mie immagini non esistono nella realtà mi piace pensare che dopo un po’ se ne dimentichi, come quando si guarda un film. Paolo Ventura


Note biografiche
Paolo Ventura è nato a Milano nel 1968, dopo aver compiuto studi artistici si dedica alla fotografia.
Il suo lavoro è stato esposto in musei e gallerie di tutto il mondo e fa parte di varie collezioni fra cui Museum of Fine Arts di Boston, Library of Congress di Washington e Maison Européenne De La Photographie di Parigi.
Gli Incontri di Fotografia intendono avviare il progetto di un festival diffuso tutto l'anno e la creazione di una comunità che regolarmente si incontra in un contesto di dialogo e scambio. Il MACRO si pone così come luogo di riferimento per tutte le realtà che si interessano di fotografia in città. Inoltre la collaborazione con i musei internazionali (è di questi giorni la notizia che il lavoro di Alec Soth “La Belle Dame Sans Merci”, prodotto dal festival FOTOGRAFIA e in collezione al MACRO, sarà esposto alla Photobiennale di Mosca che aprirà il prossimo 29 marzo) e con le Accademie straniere di cultura a Roma, vuole sottolineare il forte carattere internazionale di questo progetto di diffusione, contribuendo a trasformare Roma in un centro attivo e dinamico della fotografia contemporanea.
Il programma 2012 degli incontri prevede una serie di appuntamenti a cadenza mensile con fotografi, curatori, direttori di musei e critici di fama mondiale che presenteranno il loro lavoro o esamineranno una tematica significativa e si confronteranno con le domande del pubblico.
Prossimi incontri:
Geoff Dyer, scrittore (12 aprile 2012)
Guido Guidi, fotografo, in conversazione con Francesco Zanot, critico (22 maggio 2012)
Date da definire:
Martin Parr, fotografo, Charlotte Cotton, direttrice del National Media Museum Bradford UK, Joan Foncuberta, fotografo, Jeff Wall, fotografo, Tim Davis, fotografo, professore al Bard College NY, USA, Anders Petersen, fotografo, Sean O’Hagan, critico de “the Guardian”, Pieter Hugo, fotografo, Sandra Philipps, direttrice del MOMA San Francisco, Yto Barrada, fotografa, Eric Kessels, editore.

INFO PUBBLICO
MACRO - MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA ROMA
Via Nizza 138, Roma
Info: 06 06 08 - 06 67 10 70 400
Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

GOMORRA











Dal 22 al 25 marzo e dal 30 marzo al 1 aprile
Gli Ipocriti
GOMORRA
di Roberto Saviano e Mario Gelardi
con Ivan Castiglione Francesco Di Leva Giuseppe Gaudino
Giuseppe Miale di Mauro Adriano Pantaleo
e la partecipazione di Ernesto Mahieux
scene Roberto Crea
costumi Roberta Nicodemo
musiche Francesco Forni
immagini Ciro Pellegrino
luci Silvio Ruocco
regia Mario Gelardi


“L’idea che Gomorra potesse mutare dimensione e divenire forma teatrale sembra essere parte del suo destino. Ancora non era uscito il libro che Mario Gelardi e Ivan Castiglione mi chiesero di poter trasformare qualsiasi cosa avessi scritto in forma teatrale. Come se avessero dal primo momento in cui ci eravamo incontrati in mente cosa fare. Come una sorta di necessità. Qualcosa che puoi affrontare solo assecondandoti ad essa. Il Teatro muta in voce ciò che è parola concede viso, copre con un mantello di carne le parole, senza opprimerle anzi scoprendole dandole epidermide e quindi rendendo storie di un luogo d’ogni luogo, una faccia tutte le facce, e questo è ciò di cui il potere, qualsiasi potere ha più paura”. (Roberto Saviano)


Nello spettacolo abbiamo creato una struttura che mettesse in contatto tutte le storie e che utilizzasse il personaggio di Roberto Saviano come un collante tra esse. La volontà era quella di dare un carattere ma anche una faccia ai protagonisti del libro. Si parla di carne e sangue e non solo di carta. Gomorra a teatro è come una sventagliata di Kalashnikov, rapida , violenta, che si staglia su un vetro blindato facendo fori più grandi e fori più piccoli. Ma è anche il racconto di una città, di un paese, che ci appare sempre in bilico, come il cantiere quasi abbandonato in cui lo spettacolo è ambientato. Un mondo criminale e selvaggio in cui l’occhio dello scrittore Saviano si pone ad illuminare squarci di vita.


Abbiamo cercato un senso di movimento circolare, un continuo rincorrersi di personaggi e storie. Un continuo senso di disagio che non ti fa stare fermo sul posto, che fa cercare, cercare sempre qualcosa di diverso, qualcosa di “altro” da quello che si è e si ha. Un rincorrersi delle storie continuo, con i personaggi che si superano, che si affiancano, che si fermano ad ansimare per la fatica.
Come topi che scappano dalle fogne, così i personaggi creati da Saviano, assalgono lo spettatore in un alternarsi di scene e avvenimenti, sempre imprevedibili.
Attraverso le immagini rarefatte volevamo restituire un simbolismo capace di parlare a tutti, anche ad un pubblico a cui una lingua o un luogo potevano apparire estranei.


Lo spettacolo, come il libro, racconta due livelli del crimine, quello più istintivo, animalesco, violento, costituito dal braccio armato della camorra impersonato dai due spacciatori che vogliono fare carriera nel “sistema” Pikachu e Kitkat e quello imprenditoriale, che non si sporca mai le mani direttamente, che coordina a distanza che ha interessi in tutto il mondo, impersonato nelle figure di Mariano e dello Stakeholder, due colletti bianchi del crimine. Tra di loro Pasquale, un sarto abilissimo che mette la sua “arte” al servizio di un clan. Vero e proprio Virgilio dantesco è, infine, il personaggio di Roberto Saviano che ci conduce tra le varie storie, che interroga i personaggi, scava nelle dinamiche, si pone come coscienza civile di un paese.
Gomorra inizia con un documento inedito rispetto al libro, il discorso che Roberto Saviano fece a Casal di Principe nel settembre del 2006, vero e proprio documento sociale e politico sul crimine organizzato.
Dopo aver venduto quasi sei milioni di copie, il nostro scopo, mio, di Roberto e di tutti gli attori, è stato quello di andare oltre il libro, di creare uno spettacolo assolutamente indipendente con caratteristiche proprie ma che non tradisse le atmosfere così ben raccontate dal Roberto scrittore.
Mario Gelardi


Lo spettacolo è tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano (Arnoldo Mondadori Editore) da un’idea di Ivan Castiglione e Mario Gelardi.

Prima nazionale 29 ottobre 2007 al Teatro Mercadante di Napoli prodotto dal Teatro Stabile di Napoli

ORARI SPETTACOLI
dal giovedì al sabato ore 21.15
tutte le domeniche ore 17.15

INFO
botteghino (Quirino) 06/6794585
info 0669924847
via Marco Minghetti, 5

PREZZI
intero €25.00
ridotto €20.00

ARREMBAGGI








Direttore artistico Manuela Kustermann
Stagione Teatrale 2011-2012
Presenta 3 aprile 2012

Orari dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18
ARREMBAGGI
"Arrembaggio: Assalto ad una nave abbordata, andare, muovere, correre all'arrembaggio, gettarsi alla conquista di qualcosa con ogni mezzo."

Destini incrociati in collaborazione con Teatro Vascello teatro stabile di innovazione e Teatro Due Roma teatro stabile d'essai, istituisce la prima edizione di Arrembaggi, concorso per corti teatrali di giovani autori (under 30). La manifestazione sarà articolata in 4-6 serate che avranno luogo presso la Sala-Studio del Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78) nel mese di aprile 2012. L'iniziativa punta alla valorizzazione e promozione delle drammaturgie del contemporaneo e dei giovani autori.


Al Miglior Corto sarà offerta la possibilità di portare in scena al Teatro Due Roma teatro stabile d'essai, uno spettacolo completo, che prenda le mosse dal corto presentato, per almeno tre serate da concordare con la direzione artistica del Teatro Due nella stagione 2012/2013. La domanda di partecipazione dovrà pervenire entro e non oltre il 3 Aprile 2012.
Per scaricare bando e domanda di partecipazione:
contatti
Tel: 3270083894

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

mercoledì 21 marzo 2012
GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA
Casa delle Letterature di Roma
Piazza dell’Orologio 3, ore 18

"Povere mie parole.
Stracci, o frecce di sole?..."
Giorgio Caproni, Res amissa

La Casa delle Letterature di Roma come sempre celebra il 21 marzo , Giornata Mondiale della Poesia UNESCO , nelle gallerie e nel giardino di piazza dell’Orologio : un programma di letture e musica eseguiti da poeti e artisti romani, con un omaggio a Giorgio Caproni nel centenario della nascita.



ore 18.00
I poeti Silvia Bre, Francesco D’Alessandro, Bianca Maria Frabotta, Valentino Zeichen leggono loro versi e poesie di Giorgio Caproni.

ore 18.45
DEL PERDUTO AMMORE
ovvero
le canzoni sussurrate di Canio Loguercio, le poesie di Gilda Policastro, Tommaso Ottonieri, Franco Buffoni e Jolanda Insana, i suoni di Rocco De Rosa e Alessandro D'Alessandro, la voce e il live electronics di Maria Pia De Vito con Davide Abbruzzese, le "suppliche d'amore" lette da Giuseppe Boy, il live mixing di Paolo Modugno.
e l'installazione sonora con le voci registrate di Bianca Madeccia, Dome Bulfaro, Lello Voce, Sara Davidovics, Antonella Bukovaz, Chiara Daino, Alexandra Petrova, Rosaria Lo Russo, Michele Fianco, Francesco Forlani, Gabriele Frasca, Maria Grazia Calandrone, Lidia Riviello, Silvana Matarazzo, Alessandra Vanzi.


Un progetto a cura di Maria Ida Gaeta
Foto di Bianca Madeccia

Khatia Buniatishvili


Istituzione
Universitaria
dei Concerti




Fantasie romantiche, eroiche polacche
e valzer mefistofelici
sulla tastiera di Khatia Buniatishvili,
esplosivo nuovo talento del pianoforte

Roma, 16 marzo 2012 - Martedì 20 marzo alle 20.30 all'Aula Magna della Sapienza per la IUC - Istituzione Universitaria dei Concerti recital di Khatia Buniatishvili, che ha fatto il suo debutto a Roma nel 2009 proprio alla IUC e in seguito vi è tornata altre due volte, con crescente successo. La IUC è orgogliosa di aver fatto scoprire al pubblico italiano, quand'era ancora giovanissima, questa pianista, che ora, a ventiquattro anni, è considerata tra i più esplosivi talenti della nuova generazione.
Georgiana di nascita e viennese di studi, la Buniatishvili ha dato i suoi primi concerti a sei anni ed a tredici è stata invitata al prestigioso festival di Verbier in Svizzera. In seguito ha vinto ambiti premi internazionali (primo premio al Concorso "Horowitz", premio Chopin e premio del pubblico al Concorso "Rubinstein) e ora il suo carnet è fitto di impegni nelle più importanti sale da concerto, dal Concertgebouw di Amsterdam alla Carnegie Hall di New York. Nei neppure tre anni trascorsi dal suo primo concerto romano ha ricevuto l'ambito Borletti-Buitoni Trust di Londra, è stata inclusa nella serie New Generation Artist della BBC ed è stata nominata “Rising Star” dal Musikverein e dalla Konzerthaus di Vienna.
Kathia Buniatishvili non è interessata al virtuosismo fine a se stesso e ritiene che il pianoforte sia innanzitutto un mezzo per esprimere la sua personalità. Dalla tastiera ricava colori sgargianti e suona con grande intensità emotiva, suscitando coinvolgenti atmosfere malinconiche e dolenti, tipiche anche della musica popolare georgiana, che - come ella stessa sostiene - ha profondamente influenzato la sua musicalità.
Il programma del suo recital romano costituisce un severo banco di prova, perché esige il massimo sotto il profilo sia interpretativo che tecnico.


Apre il concerto la Fantasia in do maggiore op. 17 di Robert Schumann, che unisce un'ampia e complessa architettura memore di Beethoven ad una vibratile sensibilità romantica, qui sollecitata da un frammento poetico di Friedrich Schlegel: "Attraverso tutti i suoni riecheggia nel colorato sogno terrestre un sogno delicato per colui che di nascosto ascolta". Questa composizione di Schumann è dedicata a Franz Liszt, che chiuderà il concerto con il celeberrimo Mephisto Valzer n. 1. Tra Schumann e Liszt due grandi opere cariche di tensione e di tragicità di Fryderyk Chopin, la Polacca n. 6 in la bemolle maggiore op. 53 «Eroica» e la Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35 "Marcia funebre", una delle pagine più famose del grande compositore polacco, che volle che fosse eseguita durante la sua cerimonia funebre.


Martedi' 20 marzo ore 20.30
Aula Magna – Sapienza Università di Roma - Piazzale Aldo Moro 5

Khatia Buniatishvili pianoforte

Robert Schumann: Fantasia op. 17
Fryderyk Chopin: Polacca n. 6 in la bemolle maggiore op. 53 «Eroica»
Fryderyk Chopin: Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35
Franz Liszt : Mephisto Valzer n. 1


BIGLIETTI: Interi: da 15 euro a 25 euro (ridotti da 12 euro a 20 euro)
Giovani (under 30): 8 euro
Bambini (under 14): 4 euro

INFO per il pubblico: tel. 06 3610051

Ettore Fioravanti quartet

Appuntamento Jazz da non perdere
al teatro lo Spazio con
Ettore Fioravanti quartet
Aperitivo ore 20:30, inizio concerti ore 21:30

Domenica 18 marzo appuntamento al teatro lo Spazio con Ettore Fioravanti quartet, formazione composta da Marcello Allulli al sassofono, Marco Bonini alla chitarra e Francesco Ponticelli al contrabbasso. L'ensemble è solo il progetto più recente di un musicista tra i più attivi e versatili della scena italiana, il cui percorso artistico è costellato di collaborazioni illustri (dal quintetto di Paolo Fresu al Roberto Ottaviano Quartet fino ai recenti Terre di Mezzo e Millenovecento) e avventure vissute da protagonista come Ricercar Scintille e gli ancora in attività Belcanto. Il sound che caratterizza questa formazione, nata nel 2009, è uno di più originali ed eclettici di tutto il panorama capitolino e nazionale. Non a caso l’ultimo lavoro in studio del quartetto, ovvero Le vie del pane e de Fuoco, pubblicato dall’etichetta Note Sonanti, è un disco sui generis in cui ogni elemento trova la sua giusta collocazione in un equilibrio perfetto. Merito di Ettore Fioravanti che oltre ad essere un batterista di indubbia fama, con alle spalle diverse collaborazioni importanti, ha chiamato a sé due giovani promesse della scena jazzistica romana, ovvero Ponticelli e Bonini, che affiancati da un veterano come Marcello Allulli riescono a dare quel tocco di freschezza in più ad un disco davvero pregevole e decisamente originale. Il risultato è un progetto dalla chiara vocazione sperimentale in cui oltre a comparire brani di produzione propria spiccano un interessante adattamento di Brava, capolavoro di Bruno Canfora e di A Walk on the Wild Side, composizione di Lou Reed.

Spazio Jazz è una rassegna organizzata da Muzak Off e The Blue Taste in collaborazione con jazzagenda.com
Teatro Lo Spazio
Via Locri 42/44 (zona San Giovanni)
Apertura e aperitivo ore 20.30
Inizio concerto ore 21.30
Ingresso €5
Ingresso + tessera €8 (solo per chi deve fare la tessera)

Domenica 18 marzo ore 21:30
ETTORE FIORAVANTI QUARTET IN CONCERTO
Ettore Fioravanti, batteria
Marcello Allulli, sax tenore
Marco Bonini, chitarra elettrica
Francesco Ponticelli, contrabbasso


I PRIVATI, LA CULTURA E LO SPETTACOLO DAL VIVO






Teatro Eliseo
Via Nazionale, 183 Roma

GIORNATA DI STUDIO:
I PRIVATI, LA CULTURA E LO SPETTACOLO DAL VIVO

Ingresso libero
martedì 20 marzo 2012
dalle ore 14.30

Cosa significa essere privati che investono nella Cultura e nello spettacolo dal vivo?
Come risolvere le questioni legate al rapporto pubblico -­‐ privato?
Come ammodernare il sistema di contribuzione pubblica?
La Cultura ha le potenzialità per essere un volano economico su cui puntare per la crescita del Paese: come fare?
Introduce
Massimo Monaci, Presidente Antes Interventi di
Giuseppe Viggiano, Presidente CNA Cultura e Spettacolo Luca Ricci, Presidente C.Re.S.Co
Marco Lucchesi, Vice-­‐Presidente Antes
Antonio Audino, giornalista, critico teatrale
Interventi degli operatori nazionali presenti all'incontro che vorranno contribuire al dibattito
L’ Associazione Nazionale Teatro e Spettacolo si propone di riunire tutte le componenti dello spettacolo dal vivo nelle mani del settore privato per costituire un “movimento” che porti a rilanciare la rappresentanza a livello nazionale di un mondo che ormai da troppo tempo è precipitato nell’indifferenza: teatri privati, compagnie, associazioni, cooperative, microimprese (oltre 35.000) che ogni giorno investono, creano, si relazionano con le istituzioni, danno lavoro, producono Cultura, innovazione, mettendosi al servizio della comunità, sostituendosi al settore pubblico, per divulgare nel tessuto sociale il teatro, la musica, l’opera, la danza.
Soggetti che, tutti insieme, tengono unita una “rete protettiva culturale” all’interno di quel tessuto sociale: senza di essa, oltre al default economico, l’Italia rischierebbe il default culturale, altrettanto pericoloso e altrettanto difficile da recuperare.
I principi a cui l’Antes si rifà sono brevemente elencati nel manifesto programmatico.
Occorre però, a monte, cercare la visibilità nazionale che consenta di dimostrare che i privati che si occupano di spettacolo dal vivo costituiscono una parte importante della vivacità culturale del paese e devono essere considerati uno dei volani economici, insieme al turismo, al design, alla moda, ai beni culturali, in grado di rilanciare ed innovare il sistema economico e produttivo del Paese.
L’impresa è difficile, così difficile che neppure l’Agis in questi ultimi anni è riuscita a dare le risposte giuste a un mondo variegato che chiede con forza di essere rappresentato nelle proprie istanze.
La giornata di studio presso il Teatro Eliseo di Roma vuole dare una fotografia reale e concreta di cosa significhi essere privati nella Cultura e nello spettacolo dal vivo, evidenziare quali sono i rapporti tra questi soggetti e le Istituzioni locali, lanciare idee di ammodernamento del sistema di contribuzione pubblica, fondamentale per la sopravvivenza del settore, ma che necessita di una profonda revisione, a partire dalla rimodulazione delle differenze e del rapporto tra settore pubblico e settore privato, dal ripensamento delle funzioni di ciascuna categoria di soggetti (teatri stabili, compagnie, teatri di innovazione, esercizi teatrali, ecc...) che, nel contesto contemporaneo, risultano obsolete e lontane dalla realtà.
L’obiettivo è quello di confrontarsi, raccontare esperienze che provengono dal territorio nazionale, fornire un quadro economico-­‐numerico consistente, provocare delle discussioni, stimolare un dibattito dal quale ripartire per finalmente dare nuovo impulso a un sistema che sta morendo di una morte lenta, lunga e dolorosa. Una via è quella di capire che il pluralismo dell’offerta culturale si mantiene se e solo se si riesce a far passare l’idea che la Cultura, insieme al turismo, all’istruzione, all’innovazione, è un punto di riferimento fondamentale per la crescita del Paese.
A seguire troverete il manifesto programmatico dell'Antes, che fu scritto alla sua prima fondazione, qualche anno fa, ma che secondo noi è ancora totalmente attuale e condivisibile.
Massimo Monaci, Presidente Antes
Sede legale Via Panama, 102 – 00198 Roma Sede Operativa: tel. 0648872201 fax. 06485600 e-­‐mail info@antes-­‐onlus.it www.antes-­‐onlus.it
MANIFESTO PROGRAMMATICO
1. UNA LEGGE QUADRO PER LO SPETTACOLO DAL VIVO
Crediamo che il legislatore debba mirare alla predisposizione di un quadro organico
di riferimento attraverso una disciplina nazionale di cornice chiara ed univoca.
2. Estensione dello status di PMI alle imprese di spettacolo per favorirne l’accesso al credito, alle agevolazioni per lo sviluppo delle imprese, agli strumenti di difesa dell’occupazione ed agli ammortizzatori sociali previsti dalle normative vigenti a favore delle PMI.
3. Trasferire, dalla tabella delle spese correnti (C) a quella degli investimenti (A) della Finanziaria, il FUS prevedendone l’indicizzazione, così come indicato nella legge istitutiva dello stesso.
4. Prevedere la possibilità di accesso ai Bandi pubblici statali, regionali, provinciali e comunali anche per le società e non solo per le associazioni senza scopo di lucro.
5. Creazione di strumenti creditizi in grado di superare le limitazioni imposte dal trattato di “Basilea 2” anche attraverso l’attivazione di convenzioni con il sistema bancario per l’anticipazione di contributi pubblici che prevedano fondi per “l’avviamento cantiere”, prassi consolidata nel credito allo spettacolo.
6. AGEVOLAZIONI FISCALI:
-­‐ Ridurre l’aliquota IVA per lo spettacolo dal Vivo dal 10% al 4% (come Editoria / Agricoltura)
-­‐ Ottenimento del tax shelter e del tax credit come strumenti complementari al Fus
-­‐ IVA Agevolata al 10% per prestazioni di servizi legate allo spettacolo dal vivo. (Service Luci/ Scenotecniche ecc)
-­‐ Estendere il regime di esenzione fiscale dall’IRES attualmente previsto per le fondazioni lirico sinfoniche a tutte le imprese dello spettacolo dal vivo
-­‐ Estensione del cuneo fiscale alle imprese dello spettacolo dal vivo
7. ANTITRUST:
-­‐ riequilibrio del Sistema Teatro nazionale nel mercato dello spettacolo dal vivo.
Per fare questo è importante che l’intervento pubblico, da un lato, incentivi l’instaurarsi di condizioni concorrenziali al fine di favorire la crescita economica e, dall’altro, individui criteri trasparenti che impediscano distorsioni della concorrenza, con danno per il cittadino e, più in generale, per lo sviluppo del settore.
-­‐ Trasparenza nella gestione dei finanziamenti degli enti pubblici attraverso bandi e regolamenti condivisi con le associazioni di categoria.
8. TUTELA E RIORGANIZZAZIONE DELL’INTERO SISTEMA DISTRIBUTIVO DI PROSA MUSICA E DANZA
9. SICUREZZA E RISTRUTTURAZIONE DEI TEATRI:
-­‐ Contributi per messa in sicurezza e ristrutturazione delle sale Teatrali.
-­‐ Revisione della normativa riguardante il servizio di vigilanza antincendi per i teatri oltre i 500 posti
10. SEMPLIFICAZIONE DEI CCNL DI TUTTI I SETTORI DELLO SPETTACOLO DAL VIVO
11. LAVORO: ammortizzatori sociali e indennità di disoccupazione per i lavoratori dello spettacolo
12. RAPPORTI CON LA SIAE:
-­‐ Riesaminare e modificare la funzione di controllore fiscale e previdenziale esercitato dalla SIAE
-­‐ Eliminazione e versamento del diritto d’autore sui contributi e finanziamenti pubblici
-­‐ Versamento del diritto d’autore e del diritto musicale in percentuale sugli incassi (come per il cinema)
e non con minimi garantiti a fasce di capienza dei teatri.

Questa tosse

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO
20 marzo .12 ore 21

Questa tosse
scritto e diretto da Antonio Ianniello
con Paolo Graziosi, Antonio Ianniello, Anna Bellato, Luigi Di Pietro, Margherita Massicci
scene Carlo De Marino
luci Gianfranco Staropoli
Produzione The International Theatre e Teatri Sbagliati con Gruppo A.T.A teatro

Martedì 20 marzo (ore 21) al Teatro Biblioteca Quarticciolo debutta “Questa tosse”, uno spettacolo scritto e diretto da Antonio Ianniello. Sulla scena il compleanno di Antonio ed il ricordo della sua nascita, quando all’improvviso un vecchio che nessuno conosce entra in casa. Ha inizio un viaggio attraverso il tempo, l’oblio della memoria e il fallimento della vita che trascina impreparati verso la morte.

Durante la sua festa di compleanno Antonio è in compagnia della sua giovane moglie, il fratello e la moglie del fratello. Antonio racconta della sua nascita e di quando la madre lo portava ancora in grembo e credeva fosse morto. All’improvviso bussano alla porta, un vecchio entra in casa e chiede di poter restare con loro, il caso vuole che oggi è anche il suo compleanno e lui si trova da solo in strada; fuori fa freddo e non c’è nessuno con cui parlare. Nessuno vuole che resti, tranne Emanuela, la moglie di Antonio, che riconosce in lui qualcosa di familiare e convince gli altri a lasciarlo sul divano dove si è precipitato. Il fratello Davide mostra il suo regalo: i fuochi d’artificio, mentre Antonio ed il vecchio restano per un momento da soli. Al ritorno Davide sanguina, il suo dito è volato via, la miccia era troppo corta, inizia a sanguinare e sanguinerà per tutta la notte. Intanto il vecchio propone di fare dei giochi e sembra riscuotere un buon successo tra i commensali, ha anche una pillola, una pillola per questa strana tosse di Antonio che lui però non vuole mandare giù fin quando Emanuela lo convince a fidarsi e a prendere quella pillola che in effetti placa la sua tosse. La serata prosegue ed Antonio si addormenta sul divano e così le candeline sulla torta le soffia il vecchio. E mentre gli altri mangiano la torta Antonio continua a dormire e sembra quasi morto. È ora di andare ed il vecchio saluta, è molto tardi ormai, qualcuno piange, non vogliono lasciarlo andare, ma lui deve, e nel salutare sembra che conosca quasi tutto di loro, anche i loro segreti, tanto che a parlare sembra non essere lui ma Antonio da vecchio. Intanto la ferita di Davide continua a sanguinare ed il pavimento è quasi tutto rosso.

«Vorrei provare ad analizzare il tempo, il tempo che ci sfascia giorno per giorno, che ci instupidisce. Vorrei frugare nei miei pensieri e nelle mie interiora, lì dove svolazzano demoni che giocano con la paura, l’annichilimento, il fallimento della vita che non sa contrattare con il tempo – commenta Antonio Ianniello – Amo tutti i personaggi di questa storia: Antonio legato ai rituali della vita ma slegato dall’intimità si trova a non avere mai figli “perché non era il momento”; Davide suo fratello che, legato ad una donna che pare non amarlo, gioca con i botti e quasi ci perde una mano, rappresenta l’innocenza e l’incoscienza trascinata a deriva dalla vita; Emanuela che accoglie il Vecchio in casa perché ne sente intimamente l’approssimarsi e l’inevitabilità. E poi il Vecchio, il più vivo di tutti, quello che sa che sta per finire il viaggio ed insegna agli altri come vivere anche se lui non sa e non saprà mai come morire».

Teatro Biblioteca Quarticcolo
via Ostuni 8, Roma
20 marzo ore 21
Per informazioni: ufficio promozione 06.45460705
Orari Botteghino da martedì a sabato ore 11-14 e ore 15-19; domenica ore 15-19; tutte le sere di spettacolo anche ore 20-21.30; Biglietti: € 10,00 intero (posto unico numerato)- € 5,00 ridotto (possessori Carta Bibliocard, under 26 e over 65)-€ 2,00 ridotto per bambini fino alla quinta elementare

POSTCARD FROM... COMUNISTICO e LA CHIAVE










POSTCARD FROM... COMUNISTICO e LA CHIAVE
di Claire Fontaine

Il secondo appuntamento dell’edizione 2012 di Postcard from…, che vede protagonista l’artista Claire Fontaine, inaugurerà il 16 marzo presso la sede di Via degli Ausoni 7 a Roma e sarà visibile fino al 16 maggio. Il progetto a cura di Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione, è volto a diffondere l’arte contemporanea nel contesto urbano. Realizzato in collaborazione con A.P.A. Agenzia Pubblicità Affissioni, vede il coinvolgimento di artisti italiani e internazionali invitati a ideare un manifesto di 400x300 cm, la dimensione in uso nella cartellonistica pubblicitaria, esposto nel cortile del Pastificio Cerere e in vari impianti della città messi a disposizione da A.P.A. (elenco aggiornato sul sito internet della Fondazione www.pastificiocerere.it).
Contemporaneamente, verrà inaug urata la mostra personale di Claire Fontaine dal titolo La chiave, che sarà una ideale prosecuzione dei temi trattati nel manifesto.
Promuovere progetti artistici che favoriscono la crescita culturale e sociale, nonché la diffusione dell’arte contemporanea, è uno dei principali obiettivi perseguiti dalla Fondazione Pastificio Cerere.

Claire Fontaine è un collettivo di artisti nato a Parigi nel 2004, prende il nome da una popolare marca francese di quaderni e si definisce “un’artista ready-made”, riferendosi a se stessa con la terza persona singolare femminile. In sintonia con la lezione di Marcel Duchamp – il primo ad elevare l’oggetto ordinario alla dignità dell’arte - il collettivo utilizza media diversi, sconfinando dal territorio dell’arte a quello della cultura visiva contemporanea e muovendosi in un ambito di p seudo anonimato, tale da negare o contraddire principi quali abilità personale, autorialità e originalità. Claire Fontaine basa la propria indagine sull'impegno costante con cui monitora la cultura e la politica contemporanea. Utilizza l'arte come dispositivo sensibile all'individuazione e all'analisi di tematiche sociopolitiche che la preoccupano, tra le quali spicca lo studio della “comunizzazione” degli spazi privati: elemento che lega la poetica dell’artista alla storia del Pastificio Cerere: ex fabbrica attiva dai primi del novecento e dismessa nel 1960, si è poi ripopolata con quel gruppo di artisti denominato “Scuola di San Lorenzo” che, occupandone gli spazi e facendone i loro ateliers, hanno contribuito alla trasformazione di questo luogo, rendendolo un punto di riferimento per la diffusione e la formazione legata all’arte contemporanea.

Comunistico è realizzato riproducendo due pagine dell’ultima edizione del vocabolario Zingarelli in cui si trovano parole con la stessa radice di “comune”, ognuna elencata e dovutamente spiegata. “È un lavoro che cambia dimensione alla pagina del dizionario, decontestualizzandola, per permettere al passante di comprendere il senso nudo di parole al di fuori del loro contesto e che generalmente affrontano il problema della condivisione, del vivere insieme, dello spazio comune” – dice l’artista – “l’opera non è però un dispositivo ermeticamente chiuso: la presenza di parole quali ‘computer’ e ‘compulsivo’ su quelle due pagine stimola la libera associazione di idee di chi legge”.
Parallelamente all’intervento dell’artista per Postcard from…, è prevista una sua personale all’interno della Fondazione Pastificio Cerere, dove il tema del bene comune e della condivisione degli spazi vengono efficacemente trattati e rappresentati attraverso più dispositivi. Bump key è un’opera realizzata con il neon che raffigura un tipo di chiave che, infilata in qualunque serratura e colpita leggermente con un martello, può aprire tutte le porte senza effrazione.
Come in molte sue opere, Claire Fontaine affronta la questione della proprietà privata attraverso la metafora della porta chiusa. La “bump key” è un oggetto legalmente venduto che rende completamente inutile l’uso delle serrature tradizionali, ovviamente poco pubblicizzato per evitare di allarmare i cittadini o di attirare l’interesse dei malintenzionati. L’opera, che riproduce fedelmente la parte dentellata della chiave e fornisce le direttive utili a chi v olesse costruirne una, vuole essere un monito che porta a riflettere su quanto precario sia il nostro senso di sicurezza e la nostra idea di proprietà privata.
Il film Counterpoison (Antidoto), è la trascrizione di un viaggio all’interno di un edificio in rovina. In un quartiere popolare di Glasgow, un teatro abbandonato aspetta pazientemente l'arrivo delle ruspe, mentre immagini semi-buie sono filmate. Nel frattempo, i ragazzi della strada ne distruggono, giorno dopo giorno, il palcoscenico rimasto senza pubblico e bruciano le poltrone vuote. Di notte, animali randagi vi trovano rifugio e si intravvedono una volpe ed un piccione, allegorie della vita clandestina nelle aree urbane. Sta allo spettatore indovinare contro che cosa questa discesa cieca e muta potrebbe funzionare da antidoto. Attualmente, l'edificio è stato raso al suolo e la sola cosa che resta sono le immagini del film, accompagnate dal rumore del respiro dell’operatore video. A questo luogo, che ha subito nel corso degli anni diverse destinazioni d’uso, è riferito un altro lavoro in mostra, l’object trouvé che rappresenta il light box Mecca, dal nome della catena omonima della quale faceva parte la sala bingo allestita dentro il teatro.

Il progetto è realizzato in contemporanea alla mostra presso la galleria T293, in via dei Leutari 32 a Roma, visibile dal 17 marzo, giorno dell’inaugurazione, fino al 15 maggio 2012.

Claire Fontaine concepisce l’arte come un dispositivo utile a posizionarsi rispetto a eventi sociopolitici, che affonda le sue radici nel lavoro di pensatori contemporanei quali Giorgio Agamben, W alter Benjamin, Jacques Rancière e Gilles Deleuze. La sua ricerca può essere descritta come un’interrogazione in progress sull’impotenza politica e la crisi della singolarità che sembrano caratterizzare l’arte al giorno d’oggi. Per lei fare arte è l’unico modo di confrontarsi con le domande che la preoccupano - e che riguardano tematiche come individualità e collettività - del proprio presente. Tra le sue mostre recenti, personali e collettive: M-A-C-C-H-I-N-A-Z-I-O-N-I, Museion di Bolzano; Working Together, Metro Pictures, New York; P.I.G.S., MUSAC Castilla y León, Spagna; Re-writing Worlds (Art and Agency) IV Biennale di Mosca; Untitled XII Biennale di Istanbul; Economy, Museum of Contemporary Art, North Miami; The Traveling Show, Fundación Jumex, Mexico City; Future Tense, Museo Ta mayo Arte Contemporáneo, México, D.F.; After Marx April, After Mao June, Aspen Art Museum, Aspen; The exhibition formally known as Passengers: Claire Fontaine, CCA Wattis, San Francisco.


Scheda tecnica della mostra

POSTCARD FROM ... Claire Fontaine
COMUNISTICO

Claire Fontaine
La Chiave
mostra personale

A cura di Marcello Smarrelli
Dal 16 marzo ore 18.30 al 16 maggio 2012
Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7, Roma

FONDAZIONE PASTIFICIO CERERE
Via degli Ausoni, 7 - 00185 Roma / Tel. (+39) 06 454 22 960