martedì 10 maggio 2011

L'AVARO AL TEATRO GHIONE

L’Avaro

di Molière
Andrea Buscemi, Arpagone
Eva Robin’s, Frosina
Renato Raimo, Valerio
Livia Castellana, Saetta
Giorgio Regali, Cleante
Martina Benedetti, Mariana
Maria Luisa Pepi, Elisa

Al teatro Ghione di Roma

dal 10 al 15 Maggio

Lo spettacolo

Rappresentato, amato e citato da sempre con successo e a tutte le latitudini, fra tutti i grandi personaggi scritti dal genio di Molière, l’avaro di Arpagone è certamente il più famoso.

Ne è riprova la sua straordinaria fortuna scenica, giunta fino ai giorni nostri e che dal 1668 (anno della sua prima rappresentazione) vanta una continuità che ha pochi eguali nel teatro.

E tutto sommato, per inventarlo, Molière altro non ha fatto che prenderne il plot dall’Aulularia di Plauto, sommandovi però il proprio vertiginoso talento drammaturgico e la propria vigile osservazione della realtà. Fondendo poi insieme in Arpagone le diverse caratteristiche dell’avaro e dell’usuraio, e profondendo in esso un grande studio di carattere.

Egli dà vita a un dispotico padrone di casa malato e vicino a morire, ma non per questo disposto a rinunciare alla sua “cassetta” e soprattutto a imporre la propria invadente esistenza a tutti i familiari: restituendogli una vitalità per sempre comica e drammatica nei suoi tic e nelle sue manie, con lui Molière renderà per sempre leggendario un vizio già di per sé proverbiale.

La compagnia

La compagnia PeccioliTeatro (l’unica vera e propria compagnia di prosa della Provincia di Pisa, un progetto inventato e diretto da Andrea Buscemi con Silvano Crecchi Sindaco di Peccioli e Renzo Macelloni presidente della Belvedere S.p.A.) festeggia il quinto anno di attività (i precedenti: LA DODICESIMA NOTTE di Shakespeare con Oreste Lionello e Nathalie Caldonazzo, GL’INNAMORATI di Goldoni con Nathalie Caldonazzo, LE FEMMINE SAPUTE di Molière con Antonio Salines, SERATA D’ADDIO da Checov con Paolo Villaggio, PINOCCHIO con Debora Caprioglio, LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR con Corinne Clery, EDMUND KEAN da Dumas con Buscemi). Festeggiare il compimento di un lustro non è cosa da poco nel Teatro di oggi, in un’epoca dove la Parola è così spesso mortificata dall’invadenza televisiva e dall’involgarimento dei costumi. Tanto più se a festeggiare i cinque anni è una Compagnia (alla cui direzione artistica è confermato dunque Buscemi, anche “inventore” assieme a Crecchi e Macelloni, del festival 11 Lune) che ha fatto della riscoperta dei classici la cifra del proprio repertorio, un impegno portato avanti con una passione e una dedizione quasi d’altri tempi.

IL VOLTO INEDITO DEL CINEMA ITALIANO

IL VOLTO INEDITO DEL CINEMA ITALIANO

In mostra alla Casa del Cinema di Roma con CliCiak

Dal 13 maggio al 15 giugno alla Casa del Cinema di Villa Borghese la mostra della 14ª edizione del concorso nazionale per fotografi di scena, che raccoglie le migliori foto scattate sui set dei film e delle fiction italiane delle ultime stagioni

Gli attori italiani del piccolo e del grande schermo immortalati in pose inedite fra un ciak e l’altro, mentre seguono le indicazioni del regista, al lavoro con la troupe o in un attimo di riposo sul set. Dal 13 maggio al 15 giugno 2011 la Casa del Cinema di Villa Borghese - struttura promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio, per la direzione artistica di Caterina d’Amico e la gestione di Zètema Progetto Cultura - ospita la mostra della 14ª edizione del concorso nazionale CliCiak. Il concorso è dedicato a fotografi di scena italiani e stranieri attivi sui set dei film e delle fiction italiane delle ultime stagioni ed è promosso dal Centro Cinema Città di Cesena, che da oltre un decennio dedica una particolare attenzione al fuoriscena cinematografico.
La mostra, curata da Antonio Maraldi e Angela Gorini, raccoglie 40 scatti a colori e in bianco e nero realizzati da altrettanti fotografi che hanno lavorato alle produzioni cinematografiche e televisive degli ultimi tre anni. In mostra, fra le altre, le foto vincitrici del concorso scattate sui set di Il figlio più piccolo di Pupi Avati (autore Andrea Catoni), La passione di Carlo Mazzacurati (autore Chico De Luigi), Armandino e il Madre di Valeria Golino (autore Gianni Fiorito), Una vita tranquilla di Claudio Cupellini (autore Angelo R. Turetta), La prima cosa bella di Paolo Virzì (autore Paolo Ciriello), Matrimoni e altri disastri di Nina Di Maio (autore Simone Martinetto), La nostra vita di Daniele Luchetti (autore Emanuela Scarpa), Gorbaciof di Stefano Incerti (autore Gianni Fiorito), La pecora nera di Ascanio Celestini (autori Maila Iacovelli e Fabio Zayed).

A indicarli è stata la giuria di esperti composta dal fotografo Franco Bellomo, dal critico Cesare Biarese, dalla photo editor Viviana Gandini, dallo storico Claudio Pastrone e dal regista Giuseppe Piccioni
Unica iniziativa nel suo genere, nell’arco di oltre 10 anni CliCiak ha portato alla ribalta il nome di eccellenti fotografi di scena (tra i più ricorrenti Marina Alessi, Philippe Antonello, Chico De Luigi, Gianni Fiorito, Francesca Martino, Stefano C. Montesi, Umberto Montiroli, Gianfranco Salis, Angelo R. Turetta,) che hanno saputo rinnovare un’importante tradizione figurativa del cinema italiano. Insieme a loro, giovani fotografi emergenti, che ogni anno trovano in CliCiak un’importante vetrina per fare conoscere e apprezzare il loro lavoro in tutta Italia e anche all’estero.
Quest’anno le foto pervenute al Centro Cinema per il concorso sono state 1.300 e sono andate ad arricchire un fondo di oltre 11.000 fotografie di scena partecipanti alle 14 edizioni di CliCiak, e un archivio di oltre 100.000 fotografie di scena del Centro Cinema, fra foto storiche, fondi e donazioni di importanti nomi della fotografia di scena di ieri e di oggi.

Milano 19 maggio, mostra personale Alan Charlton

La galleria A arte Studio Invernizzi inaugura giovedì 19 maggio alle ore 18.30 una mostra dedicata ad un nuovo progetto di Alan Charlton (Sheffield, 1948).

L’artista inglese utilizza, a partire dagli anni Sessanta, il grigio come unico colore e la stesura monocroma è l'unico modo in cui lo tratta: “I am an artist who makes a grey painting (sono un artista che fa un quadro grigio)” dichiara Charlton. Le sue opere costituiscono il radicale azzeramento di ogni tratto espressivo: l’intero sistema della pittura viene ridotto a questa scelta e il repertorio linguistico a quest'unica possibilità. La pittura viene modulata con differenti tonalità secondo poche ma precise regole che l'artista si è dato e con le quali si pone in rapporto con gli spazi nei quali interviene.

Nella mostra che presenta in questa occasione sono esposti 12 collages nel piano superiore della galleria, progetti relativi ai lavori visibili nel piano sottostante.

“Si tratta di un insieme di 63 tele, ognuna delle quali misura 45x61,5 cm, composte in 6 diversi modi e che vanno a formare 6 distinti lavori, ognuno con una sua tonalità di grigio. Osservando l’insieme delle opere quello che colpisce ancora una volta è la loro forte fisicità. L’assoluta mancanza di qualsiasi referenzialità, l’autonomia, la loro rigida coerenza e il modo con cui si impongono all’occhio di chi le osserva, creano un’atmosfera enigmatica, tanto più sfuggente quanto più la si cerchi di catturare”.

In occasione della mostra viene pubblicato un catalogo bilingue con un saggio di Antonella Soldaini, una poesia di Carlo Invernizzi e le immagini delle opere in mostra.

TRADIMENTI

DAL 17 AL 29 MAGGIO

Fondazione del Teatro Stabile di Torino e OTC Onorevole Teatro Casertano
presentano
TRADIMENTI
di Harold Pinter

con Nicoletta Braschi, Tony Laudadio, Enrico Ianniello e Nicola Marchitiello
regia di Andrea Renzi
scene e costumi Lino Fiorito
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini

Tradimenti (Betrayal), commedia che Harold Pinter scrisse nel 1978, è stata celebrata fin dagli esordi come uno dei maggiori testi del premio Nobel inglese, grazie ai dialoghi stringati, alle ambigue emozioni che filtrano attraverso il fair play dei protagonisti, all’ipocrisia dei rapporti personali e professionali. La pièce parte dall’appuntamento tra due ex amanti che, anni dopo la fine del loro affaire, si incontrano in un pub. In nove, rapide scene si riavvolge il nastro della storia clandestina dei due, fino al bacio che sigla l’inizio della relazione tra Emma, sposata con Robert, e Jerry, miglior amico dell’uomo. Tra viaggi all’estero e riferimenti al mondo sofisticato in cui si muovono i protagonisti, Tradimenti mette in scena personaggi poco amabili e profondamente egotici, le cui parole vengono smentite dai fatti, scena dopo scena, in un brutale viaggio nel tempo ma anche viaggio alla ricerca dell’identità di ciascuno, che sembra strutturarsi proprio partendo dai ricordi. Jerry ed Emma si amano, e il loro amore fluttua in un labirinto di bugie, che avvolge ogni cosa e semina menzogna ovunque: Emma tradisce il marito, Jerry tradisce il miglior amico e la propria moglie Judith, ma anche Robert ha tradito Emma con altre donne. E c’è quasi una prospettiva interna al testo che riguarda il tradimento: Jerry, agente letterario, e Robert, editore, sono figure di successo, ma Pinter insinua che le loro carriere siano la mistificazione delle loro aspettative di un tempo. La civile accettazione dei rispettivi tradimenti permea di una soffocante amarezza l’intera vicenda, insinuando nello spettatore il dubbio sottile che tutti e tre i protagonisti siano complici nelle loro menzogne. In un’intervista rilasciata a Furio Colombo, Pinter spiegava la struttura drammaturgica in questi termini: «È solo il trucco della memoria, La memoria è così. Comincia tutto dall’ultimo istante, si riavvolge all’indietro. Solo che sopra c’è la testa o il cervello o la logica o l’abitudine a pensare. Mettendo tutto alla rovescia, in Betrayal, io ho preso la memoria alla lettera, la memoria senza logica, che è una macchina stupida, come tutte le macchine».

E la crudeltà del testo non si ferma qui: Tradimenti è anche la storia del rapporto durato sette anni tra Harold Pinter e la giornalista televisiva Joan Bakewell, una relazione consumata dall’ombra dei matrimoni di entrambi, resa pubblica sulla scena da questa commedia e, infine, storicizzata da Michael Billington nella biografia del commediografo inglese a metà degli anni ’90. E proprio Billington, a proposito di una ripresa del 2003 della commedia, commenta: «Questo è anche un testo che parla del potere della memoria e delle diverse aspettative di uomini e donne. Ogni incontro nel testo è oscurato dal passato: c’è un pranzo amaramente divertente tra i due uomini quando il ricordo di Jerry della sensualità di Emma è sovrastato dalla dolorosa scoperta di Robert del tradimento della moglie. Ma ciò che fa di questo testo più di un gioco ironico è la consapevolezza di Pinter della differenza tra i due sessi: non avevo capito quanto Emma consideri l’appartamento di Kilburn come un nido d’amore, mentre per Jerry si tratta di un semplice pied-à-terre per il sesso. C’è un momento mozzafiato nella scena a Venezia quando Emma fissa immobile la pagina di un romanzo, consapevole che Robert ha scoperto il suo segreto. E quando la commedia torna indietro nel tempo, lei emana colpevolezza e si torce come un serpente quando muta la pelle».