mercoledì 22 ottobre 2008

MAMMA MIA

Madre un po’ hippie e un po’ capitalista, cerca un uomo ricco e una felicità da eremita in una cornice splendidamente colorata e squisitamente greca.

guada il video

Un’ottima performance di Merilyn Streep, che alla soglia dei 50 anni, canta balla e si innamora. Con tre cavalieri, uno bello, uno affascinante e uno stravagante che sognano lei, affascinati dai suoi riccioli d’oro e dal suo angelo custode, una figlia amorevole in cerca di una paternità nascosta. Una trama semplice che ha sbancato da sempre i botteghini nei teatri di Brodway e nella sua versione in grande schermo scatena adulti e ragazzi in balli sfrenati e acrobazie marittime. Mamma mia! punta direttamente al cuore e trova sullo schermo una dimensione spettacolare, con un ritmo incalzante regalato dalle canzoni evergreen degli Abba. È straordinario come i testi dell'irriducibile gruppo svedese riescano ad inserirsi perfettamente nella storia, come ad esempio il lamento d'amore di "The Winner Takes It All" o la carica liberatoria di "Dancing Queen". La perizia della regia, la dimensione dello sforzo produttivo e l'apporto di un'infinità di esperti assicurano un ottima qualità della confezione illuminata dal sole della Grecia e un cast appropriato, equilibrato ed efficace.


Al di là dell'arcobaleno "viaggiano" la dancing Queen di Meryl Streep, che percorre in lungo e in largo la scena tuffandosi in un bagno di musica e di eccentricità coreografica, i padri inconsapevoli e incoscienti di Colin Firth, Stellan Skarsgård e Pierce Brosnan, che pur non avendo confidenza alcuna col genere riescono a trasformare i loro impacci in irresistibili connotazioni psicologiche, e la figlia adorabile di Amanda Seyfried, che coglie col suo volto l'ode alla felicità e il sogno irraggiungibile. È la natura e la brezza del Mare Nostro a inventare invece l'"artificio" scenografico, salvaguardando la dimensione da favola e la dinamica visiva delle schermaglie sentimentali ("SOS"), degli animosi battibecchi, degli shakespeariani equivoci ("Gimme! Gimme! Gimme!") e delle sonore agnizioni ("Voulez - Vous"). Calato in un tempo precisato, che come i protagonisti deve compiere un passaggio (è il 1999), il musical corale della Lloyd privilegia il ritmo esuberante e trascinante piuttosto che l'arabesco elegante, innescando coi numeri musicali uno scatto di autentica e orecchiabile vitalità. Se il musical è favola, di tutte le favole Mamma mia! è forse la più bella.

Francesca Crostarosa